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E’ morto a 59 anni Alex Zanardi: “Uno straordinario esempio di coraggio”

Il campione automobilistico, 4 volte oro paralimpico nella handbike, è stato uno straordinario esempio di coraggio. Se ne è andato il primo maggio, lo stesso giorno in cui 32 anni prima moriva proprio a Bologna uno dei suoi modelli, Ayrton Senna

BOLOGNA – Sono stati gli ultimi cinque secondi, anche questi decisivi, come tutti quelli che ha strappato alla sofferenza nella sua vita, trasformandoli in imprese e gioia, per se e per gli altri. Era la sua regola. Quando pensi di non poterne più – diceva – che tutto sta andando male e ti senti pronto a mollare, resisti cinque secondi, sono quelli che fanno la differenza. L’ha fatta per tutta la carriera e la sua esistenza, Alex Zanardi da Castel Maggiore, un esempio di come nella sofferenza si possa trovare una strada per andare avanti. E in che modo. Nato sui kart in questa terra di passione indescrivibile, 44 volte in Formula 1 tra Jordan, Minardi e Lotus, è stata l’America la terra che l’ha accolto come leggenda per i successi nell’allora campionato Cart, senza la K, oggi Indycar, a fine anni ’90 con la scuderia Ganassi. I successi, lo stile di corsa soprattutto, lo hanno fatto amare oltreoceano nella competizione più dura e spettacolare. Fino a quel giorno del 2001, dove il primo, tragico incidente al Lausirtzing, in Germania, che gli costò l’amputazione delle gambe, sembrava dovesse spegnere tutto. Non Alex, che sorprese per spirito e capacità di recupero. Sedici interventi, più volte sul filo tra la vita e la morte, si riprese fino a tornare alla guida con i comandi manuali sul volante. “Ho il piede pesante” scherzava, mai facendo mancare l’ironia che rendeva ancora più forte il suo messaggio. Quattro ori paralimpici, svariati titoli mondiali, l’handbike la specialità che gli permise ancora una volta di lasciare il mondo a bocca aperta e di continuare a inseguire i suoi sogni. Per sé e per gli altri. Obiettivo 3, la società dedicata agli atleti disabili, Bimbingamba, che a Budrio si prende cura dei bambini amputati, sono il suo lascito definitivo. Dalla premier Meloni, al sindaco di Bologna Matteo Lepore, che dice Bologna piange uno dei suoi più grandi campioni di sport e di vita, ricordando la consegna del Nettuno d’oro nel 2012, c’è riconoscenza e commozione verso questo straordinario campione. Sarà minuto di silenzio, su tutti i campi, di qualunque sport. Se in Germania quella spaventosa collisione con l’auto di Tagliani aveva spento una luce permettendogli di accenderne molte altre, sei anni fa a Pienza l’incidente in handbike durante una gara di beneficenza è stata l’inizio degli ultimi cinque secondi. Altro dolore, altro coraggio, la privacy protetta dalla famiglia, la moglie Daniela e il figlio Niccolò, che ha comunicato una morte improvvisa e serena. Alex se n’è andato proprio di primo maggio, lo stesso giorno in cui all’ospedale Maggiore di Bologna 32 anni prima moriva Ayrton Senna, il suo modello. Cinquantanove anni e mille vite, vissute tutte riscrivendo i confini del coraggio.

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