Nell’ala novecentesca della Biblioteca Universitaria 32mila volumi ma anche appunti e carte del professore e scrittore. La famiglia ha fortemente voluto questa eredità per la città
BOLOGNA – Aveva chiesto di non organizzare convegni in suo nome per i successivi dieci anni a partire dalla sua morte. E quest’anno che ricorre il primo decennale dalla sua scomparsa, il ricordo di Umberto Eco torna prepotentemente. La Biblioteca Eco ha aperto le sue porte nell’ala novecentesca della Biblioteca Universitaria di Bologna.
32mila dei quasi 44mila volumi totali che possedeva, ma anche gli appunti e le carte del maestro, semiologo nonché docente dell’Alma Mater.
Un ingresso indipendente che si affaccia su Piazza Puntoni e che permette di immergersi tra le scaffalature bianche distribuite su due livelli e che rimandano esplicitamente all’ambiente incorniciato da librerie bianche che circondavano il grande professore tra le mura del suo appartamento milanese. Un archivio materiale di consultazione che ripercorre – in verticale e non in orizzontale come in origine – il pensiero e l’organizzazione concettuale del grande autore, vale a dire seguendo la “regola del buon vicino”: affiancare ad un volume altri libri che presentano un rimando o uno stretto legame con il primo.
Una dislocazione a Bologna che è stata fortemente voluta dalla famiglia di Eco.