Tra i presenti in piazza Roosevelt c’è stato comunque anche chi ha provato a fermare gli atti di violenza, senza però riuscire a impedire che la situazione degenerasse
BOLOGNA – Una manifestazione, quella per Abderrahim Fakir, nata con il solo scopo di chiedere giustizia e dimostrare vicinanza ai familiari e amici della vittima. Il corteo nato in Piazza del Nettuno, ha raggiunto in pochi minuti attraverso via Ugo Bassi la Prefettura di Bologna, completamente blindata dagli agenti della celere.
In prima linea la comunità marocchina che chiede verità, forti le parole per descrivere le discriminazioni che vivono tutti i giorni “noi non abbiamo scelto di venire qui, ci siamo nati ed è la nostra casa” recitano al microfono. E poi l’arrivo di fronte il palazzo di giustizia, dopo il quale la situazione è progressivamente degenerata. E mentre gli organizzatori hanno cercato in tutti i modi di non rendere la manifestazione violenta, c’era chi si stava invece preparando all’ennesima notte di guerriglia urbana. L’episodio emblematico che sottolinea la volontà di chi conosceva Fakir, l’intervento di una donna, accortasi in tempo di un ragazzo con il volto coperto che da diversi minuti si preparava all’azione, gli toglie la bottiglia di vetro da mano e gli abbassa la bandana che nascondeva il viso. Poi alle 20:30 l’arrivo di altre persone davanti lo schieramento di agenti, con un uomo marocchino che cerca in tutti i modi di non farli avvicinare, finendo in mezzo proprio quando è iniziata la violenza.
Da quel momento sono stati 4 i contatti tra manifestanti e polizia, prima che iniziassero a volare bottiglie e si intervenisse con idrante e lacrimogeni nella speranza di far disperdere la folla.
Un tentativo vano che invece ha alzato ancor di più la protesta dei manifestanti che hanno iniziato a lanciare qualsiasi oggetto trovassero nella direzione della polizia, che per ore ha cercato di allontanare il gruppo, ma se nelle manifestazioni precedenti le persone con il passare dei minuti se ne andavano, in questo caso sembravano non diminuire mai.
Sono state quattro ore di completo caos tra Piazza Roosvelt e via Ugo Bassi, prima del gesto che si pensava potesse firmare la fine della guerriglia, due auto comunali incendiate, non è stato però così. Gli scontri sono continuati fino a tarda notte, lasciando la città con vetrine rotte, cantieri vandalizzati per raccogliere materiale da lanciare verso gli agenti, scritte sui muri e diversi feriti tra manifestanti e polizia di stato.