Si tratterebbe di persone che non hanno usato un nickname rendendosi riconoscibili: non tutti però sono bolognesi
BOLOGNA – Ci sono almeno 20 persone indagate per le minacce social arrivate al sindaco di Bologna Matteo Lepore dopo i disordini dello scorso 20 luglio in piazza Roosevelt, quando una frangia estremista ha approfittato della manifestazione – voluta per stringersi alla figlia di Fakir, il 42enne morto al Pilastro durante una operazione di polizia – ha dato vita a una guerriglia.
Si tratterebbe di persone che hanno usato profili veri e non creati apposta, quindi più facilmente rintracciabili dalle forze dell’ordine, per scrivere frasi del tipo “Ti vogliamo come Fakir” sotto i post pubblicati dal sindaco sulle sue pagine, arrivando anche a palesare di conoscere il suo indirizzo di casa. Lepore aveva presentato denuncia e di lì a poco gli era stata affidata una scorta. Attraverso le investigazioni della Digos ora sono stati rintracciati alcuni degli hater, adesso indagati per minacce aggravate dal metodo informatico.
La maggior parte di questo primo gruppo di indagati abita a Bologna e provincia, tra questi ci sarebbero anche studenti e commercianti, ma ci sono anche persone che nessun legame hanno con il territorio. Non sarebbero comunque soggetti conosciuti o con precedenti. Tra di loro gli indagati non sembrano avere contatti, né al momento risulterebbe un’azione coordinata alle loro spalle.
Le indagini sono tuttavia ancora in corso per rintracciare anche altri autori delle minacce, che magari hanno nascosto meglio la loro identità.