Con la riscrittura del Ddl stupri “si accentra di nuovo tutta l’attenzione sulla vittima anziché sull’autore del reato”. È questa la denuncia della Presidente della Casa delle donne, Susanna Zaccaria, per un testo che va in direzione opposta rispetto al diritto internazionale
BOLOGNA – Reclusione da 4 a 10 anni rispetto ai 6-12 previsti inizialmente che rimangono in caso di minacce e la sparizione della parola “consenso”. Sono questi i punti che fanno discutere sulla riformulazione del testo del Ddl stupri avanzata al Senato dalla relatrice e presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno della Lega. La norma – ha detto – “garantisce il massimo della tutela” delle vittime e resta il reato se “a sorpresa”, vale a dire se si approfitta dell’impossibilità della persona “di esprimere il proprio dissenso”. Ma nel concreto, ribattono dalle opposizioni, viene a mancare la necessità di un “consenso libero e attuale” per un rapporto sessuale di cui invece si parlava nel testo presentato alla Camera, senza il quale scattava automaticamente il reato di violenza, che viene ora riformulato con un focus sulla “volontà contraria all’atto sessuale” che “deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso”. In caso di approvazione di una norma di legge così formulata la conseguenza sarà quella di complicare ulteriormente i procedimenti per violenza sessuale.