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La bozza del nuovo decreto Schillaci fa storcere il naso al sindacato Nursing Up per il ridimensionamento del ruolo della professione infermieristica. A fare da perno nel strutture territoriali sarebbero, infatti, i medici di medicina generale, in netto contrasto con la normativa vigente e con il modello europeo

BOLOGNA – Nella bozza del nuovo Decreto Schillaci sulle Case di comunità presentata in Conferenza delle Regioni si individua nei medici di medicina generale il perno delle strutture territoriali. Ma il Decreto ministeriale 77 del 2022 – vale a dire la normativa vigente – prevede per gli infermieri una presenza costante di 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, nelle Case di comunità, mentre per i medici di medicina generale viene indicato uno standard di 12 ore al giorno, 6 giorni su 7. La continuità assistenziale, a detta del sindacato Nursing Up, deriva dunque più dagli infermieri che dai medici. E l’assistenza territoriale a livello europeo si fonda proprio sull’autonomia e sul ruolo decisionale degli infermieri che in questo nuovo decreto rappresentano una figura di solo supporto.

Una bozza che ignora il modello multidisciplinare del PNRR senza nemmeno arrivare a menzionare l’infermiere di famiglia o di comunità. Una mossa che, a detta del sindacato, di certo non aiuta l’attrattività della professione.

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