La Confederazione sindacati penitenziari dell’Emilia Romagna avanzano richieste dopo il caso del drone che portava hascisc
BOLOGNA – L’ipotesi della Squadra mobile di Bologna e del Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria è che “dall’esterno del carcere venissero recapitati, utilizzando un drone, dei panetti di hashish all’interno del muro di cinta, che venivano poi smerciati nella struttura”. Un’indagine sullo spaccio all’interno della casa cincondariale della Dozza ha portato all’arresto della compagna di un detenuto, una 35enne italiana su cui sono emersi “alcuni indizi e sospetti”. La perquisizione della sua abitazione ha portato al ritrovamento di “200 grammi di hashish, bilancini, una macchina per il sottovuoto, alcuni telefoni cellulari di piccolissime dimensioni e un drone con telecamera abbinata”.
La donna è stata giudicata con rito direttissimo e ora ha l’obbligo di presentazione quotidiano alla polizia. Nel dare notizia di quanto accaduto, la Questura ha evidenziato che “il prezzo dell’hashish all’interno del carcere raggiunge cifre non comparabili con l’esterno”, e una singola dose “può costare fino a 10 volte tanto, raggiungendo centinaia di euro per pochi grammi”. E a commentare quanto successo sono anche i sindacati