Nonostante le assenze di Edwards e dei tre centri, i bianconeri rimontano da -15 del il primo quarto e dominano con Alston e Morgan. Zona play in più vicina
BOLOGNA – Pochi ci avrebbero scommesso all’inizio, nessuno dopo un paio di minuti del secondo quarto, quando Milano disponeva a piacimento dell’area bianconera priva di lunghi, e volava a +15. Invece la Virtus vince una partita dal sapore epico, ribaltata del tutto con volontà, determinazione e ritmo travolgente, che sono stati in grado di cambiare il colore a una serata che sembrava scritta in partenza con le assenze di Edwards e dei tre centri del roster, Smailagic, Diarra e per ultimo Diouf, fermato da una botta a un ginocchio. Ma a Dusko Ivanovic l’emergenza non fa effetto, e l’assenza dei lunghi esalta la sua idea di un basket veloce e senza punti di riferimento. Finisce così che in altri 15′ la Virtus passi dal – al +15, servita la scossa dell’eterno Hackett, ammirato volteggiare come fosse un lungo vero ma più rapido Niang, annotate di continuo le triple di Alston e Morgan, il migliore, autore di 22 punti che hanno finito per stendere un’Olimpia che, dopo aver armato nel primo quarto Booker, Leday e Nebo perdeva completamente il filo della partita. Una grande prova di squadra, con Vildoza e Pajola in regia a recuperare e gestire, tutti a fare un passo avanti per cancellare le assenze pesanti. Le 7 triple del secondo quarto e il 50% da tre sono stati decisivi, ma più un effetto dell’energia messa in campo, che la causa di tutto. D’altronde senza un centro di ruolo, la Virtus ha tirato 41 volte da due con il 61%, e non è andata sotto, se non di misura a rimbalzo. Da Akele a Jallow, fino a un paio di falli tattici del baby Accorsi, i bianconeri spinti dal pubblico di casa nel primo sold out stagionale, hanno sorprendentemente, viste le condizioni, dominato per mezz’ora. Solo una lunga pausa che ha portato all’allontanamento di due parterristi chiesto dagli arbitri per qualche parola di troppo con Shields, uno di questi il vicepresidente bianconero Sermasi, stava per rimettere in corsa l’Armani, in realtà solo un attimo di colore. Il resto è un capolavoro di Ivanovic, che con questo successo aggancia e supera la stessa Olimpia e continua a vedere i play in.