Giovedì l’Europa League al Dall’Ara per provare a rialzare la testa, e tornare a sorridere, almeno in Europa
BOLOGNA – No, il Bologna non è ancora guarito. Lo ha detto il campo ieri, con la Fiorentina a passeggiare per un tempo sui rossoblù al Dall’Ara, diventato terreno di conquiste, anche per squadre in lotta per la retrocessione, come i viola ieri, apparsi fin troppo forti per un gruppo che appena due mesi fa era in vetta al campionato e che si è sciolto all’improvviso. Svuotandosi, tutta d’un pezzo.
Quarantacinque minuti tremebondi, vissuti con la sensazione che la Fiorentina avrebbe potuto chiudere all’intervallo con più gol di scarto di quelli reali, due, e infatti per tre volte la squadra di Vanoli era andata in gol: una con Mandragora e una con Piccoli, e l’altra con Ndour, ad aprire il sipario su un primo tempo horror, e i rossoblù graziati dal Var e da un fuorigioco di centimetri. Prima di affondare pochi secondi più tardi, su regalo di un Holm tremendamente sottotono, lui come tanti altri. Tant’è che all’intervallo Italiano ne ha cambiati quattro, sintomo che anche le scelte iniziali del mister sono state di grossa confusione.
Ma anche variando alcuni interpreti, la sostanza è rimasta la stessa: un Bologna inerme e con poche idee, con di fronte una Fiorentina che, pur senza far scintille, si è trovata a tu per tu con Ravaglia per calare il tris. Nel finale, poi, i limiti dei viola, fino a ieri ultimi in classifica alla pari del Verona e oggi appena fuori dalla zona calda, sono venuti fuori. Alla prima palla buona messa in mezzo da Rowe, Fabbian fa la cosa che meglio sa fare, inserirsi in area e colpire di testa: 1-2. Poi un recupero all’assalto, ad illudersi di potercela fare, in un modo o nell’altro, proprio come fu all’andata per la Fiorentina. Ma è troppo tardi.
Quarta sconfitta interna, la seconda in fila dopo quella con l’Atalanta: due prestazioni simili, per pochezza tecnica ed intensità, intervallate da Como e Verona, dove sembrava che il Bologna fosse riuscito a risolvere parte dei suoi problemi. Invece no, i problemi restano, come restano le domande su come questa squadra sia crollata in questo modo, vertiginoso e preoccupante. Toccherà ad Italiano rimettere assieme i pezzi, toccherà ai giocatori darsi una mano da sé, e anche in fretta.
L’Europa League è alle porte, giovedì in casa contro il Celtic, e l’occasione di chiudere tra le prime otto ed evitare così di riempire ulteriormente un calendario già fitto, e che sta rappresentando, evidentemente, una delle tante problematiche a cui far fronte. I rossoblù si ritroveranno domani a Casteldebole, quasi certamente senza Vitik, frenato ieri poco prima del match da un risentimento alla coscia sinistra, che sarà rivalutato nei prossimi giorni.