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La premier “dovrebbe rimettere il suo mandato al Capo dello Stato” è la richiesta che arriva dal deputato dem Andrea De Maria

BOLOGNA – Con lo scarto di un solo voto l’Aula della Camera ha bocciato l’emendamento di Fratelli d’Italia sulla reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale. Ad affossare la proposta, sulla quale la premier Meloni aveva messo la faccia, i franchi tiratori: nonostante il via libera annunciato da Lega e Forza Italia, infatti, l’emendamento è stato bocciato per un solo voto, 188 contro 187. E il Pd esulta.

Almeno una trentina i voti mancanti, da cercare all’interno dei partiti di maggioranza al governo. “Avete fallito, a casa” dicono le opposizioni, che dopo aver esultato in Aula hanno organizzato un presidio davanti a Montecitorio. “Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude” le parole di Meloni, che alla fine di una serata ad altissima tensione riconosce come “in maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione”.

Ora, dunque, tutti alle urne? Se dal campo largo la risposta è “sì”, Meloni invita i suoi alla prudenza, escludendo di salire al Quirinale per un emendamento bocciato. Anche perché la premier ha ben in mente due fattori che vanno ad incidere sulla data del voto. La fine naturale sarebbe ottobre del prossimo anno, ma al momento quasi nessuno scommette che si riuscirà ad arrivarci. Appare improbabile che Meloni lasci questa estate, perché il 4 settembre potrà festeggiare l’agognato record di essere stata alla guida dell’esecutivo più longevo della Repubblica, più del governo Berlusconi.

E davanti ad un record, anche le condizioni in cui lo si raggiunge poco importano. Altra data scritta sul calendario è quella del 14 aprile, ovvero lo scadere dei 4 anni, 6 mesi e un giorno di mandato necessari ai parlamentari per maturare la pensione. Una scadenza cara soprattutto a deputati e senatori alla prima legislatura. Questo lo scenario, reso più complesso dal voto alla Camera. A cercare di mettere una toppa è intervenuto anche il presidente del Senato, La Russa, che, in barba al “momento di riflessione” invocato dalla premier, tenta subito di recuperare ricordando come a Palazzo Madama si potrà giocare un secondo tempo, perché non è previsto il voto segreto e “si potrà modificare quanto votato alla Camera”.

La premier “dovrebbe rimettere il suo mandato al Capo dello Stato”. E’ la richiesta che arriva dal deputato Pd Andrea De Maria dopo il voto in Aula.

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