Forse l’uomo si poteva salvare, lo ha detto il legale della famiglia e non lo escude quello degli agenti: “Avevano capito che serviva un medico”
BOLOGNA – “Nessuna violenza, il protocollo è stato rispettato” lo dice l’avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due agenti di 23 e 28 anni intervenuti al Pilastro, dopo aver visionato le immagini della bodycam acquistata e messa in funzione da uno dei due poliziotti. “Anche l’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo – dice ancora Bordoni – dice che Fakir era vivo al termine dell’intervento degli agenti. Loro avevano espressamente richiesto che ci fosse un medico”.
Intanto, continuano le indagini. Le modalità di intervento degli agenti, quella dei quattro volontari della Croce Rossa intervenuti sul posto, che a oggi restano gli unici nomi all’interno del modello 45 bis aperto in Procura, ma anche l’intera gestione della chiamata d’emergenza, fino all’invio di una prima ambulanza senza medico e infine all’arrivo di un’automedica con i professionisti dell’Ausl che avrebbero solamente constatato il decesso. Si concentrano su questi punti e su altri video, compresi quelli che mostrerebbero le manovre di rianimazione tentate, le indagini della Procura di Bologna. Soprattutto c’è un dubbio, sollevato dal legale dei famigliari di Fakir, Fabio Anselmo, rilanciato da quello dei poliziotti, Gabriele Bordoni e sul quale il procuratore capo Guido e il pm Ambrosino vogliono vederci chiaro, cioè che l’uomo fosse ancora vivo nel momento in cui termina l’intervento degli agenti.
Le prime risposte arriveranno dall’autopsia fissata per venerdì, ancora l’incarico non è stato conferito ufficialmente, ma saranno diversi gli specialisti coinvolti, tutti in arrivo da altre sedi, per dare una prima risposta sullo stato di salute di Fakir e sulle cause del decesso.