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Omicidio Ambrosio, il ferroviere provò a chiedere aiuto

Seconda udienza del processo in Assise per il delitto avvenuto in stazione, l’imputato Jelenic in aula ha gridato “mafia, mafia”

BOLOGNA – “Mafia, mafia” ha detto in aula ad alta voce Marin Jelenic, imputato a Bologna per l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, durante la nuova udienza del processo in Corte d’Assise. E’ stato subito zittito dal presidente, ma il croato ha cercato di prendere la parola più volte, parlando in un italiano stentato, e mostrando chiaro nervosismo. La Procura contesta a Jelenic le aggravanti dei motivi abietti e di aver commesso il fatto vicino ad una stazione ferroviaria. Un delitto fin qui rimasto senza movente. Terminata la prima testimonianza, Jelenic, che ha voluto cambiare avvocato e ora è seguito da un legale d’ufficio, ha detto: “Voglio sapere come la polizia mi ha identificato”. L’imputato ha anche dichiarato che in carcere a Modena sarebbe stato aggredito e che gli sarebbe stata portata via la sua roba.
Durante la prima testimonianza resa dal primo agente della Polfer giunto sul posto, sembrerebbe che Alessandro Ambrosio stesse chiamando i soccorsi poco prima di essere accoltellato. Il capotreno era a terra, a detto il testimone, accanto c’era uno smartphone ed era ancora attiva la comunicazione numerica ‘110’”. È probabile quindi che Ambrosio stesse digitato il numero del 118 per chiedere aiuto. Poi il racconto delle identificazione dell’aggressore, ripreso dalle telecamere.

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