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Inoltre, nonostante l’aumento di quote rosa nelle posizioni di quadro, resta notevole il divario retributivo

BOLOGNA – Oltre tremila aziende emiliano-romagnole hanno compilato i rapporti biennali, obbligate alla compilazione quelle che superano i cinquanta dipendenti. Dai dati si conferma un gender pay gap, che tocca il 18% nel ruolo di impiegata. A prevalere il part-time per le donne, conseguenze dirette un reddito basso e future pensioni povere per i bassi contributi versati. Le dimissioni di lavoratrici madri e di lavoratori padri nei primi tre anni di vita dei figli nel 2024 confermano il terzo gradino del podio per la nostra Regione dopo Lombardia e Veneto. Difficile conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro, la motivazione per le donne; la ricerca di un posto di lavoro migliore quella per gli uomini. È la mancanza di servizi adeguati motivo di difficoltà per le lavoratrici madri. 

Nonostante l’aumento di quote rosa nelle posizioni di quadro, che passano dal 2 al 6% con una contrazione del numero delle dirigenti, rimane evidente il gender pay gap.

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