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Il nodo del contendere i plessi scolastici da accorpare e i dirigenti da “tagliare”, per il governatore una scelta politica sbagliata

BOLOGNA – Oltre a Toscana, Umbria e Sardegna, ad essere coinvolta nel dimensionamento scolastico anche la nostra Regione. Si tratta di una rivoluzione a livello amministrativo voluta dal Governo per rispettare gli impegni presi con l’Unione Europea nell’ambito del Pnrr.

All’Emilia-Romagna la richiesta di tagliare 17 autonomie scolastiche, vale a dire togliere ben 17 presidi alle scuole, passando in questo modo da 532 autonomie a 515. Un taglio che mette a rischio la qualità e l’efficienza delle scuole su cui già pesano gravi mancanze pur rimanendo tra le più virtuose in Italia. 

L’Emilia-Romagna non demorde e chiede al Governo il ritiro del taglio imposto e un confronto istituzionale. Toccherà molto probabilmente all’Ufficio scolastico regionale decidere quali autonomie coinvolgere, ci si ritroverà ad agire in particolare sulle scuole superiori con accorpamenti che porteranno alcune autonomie a superare addirittura i duemila studenti, quel che è certo è che riguarderanno tutte le province regionali e quel che più spaventa anche alcune realtà montane. 

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