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Non curano la figlioletta malata, genitori a processo

I genitori avevano nascosto a tutti la sieropositività della madre, senza fare nulla dopo il parto, avvenuto nel 2017, per scoprire se anche la bimba era stata contagiata, cosa poi verificata dai medici

BOLOGNA – Due genitori bolognesi sono a processo con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalle lesioni gravissime procurate alla figlia. I due avrebbero nascosto la sieropositività della madre e non avrebbero fatto nulla per prevenire la trasmissione della malattia e curare la bimba, che oggi, dopo aver rischiato la vita ed essere rimasta ricoverata per un anno, sta meglio e frequenta la scuola. Aveva sei anni all’epoca. Febbre e tosse persistente da settimane. Camminava male, era denutrita, i denti malati, i parametri di crescita scarsi e indossava ancora il pannolino. Fino ad allora non era stata vaccinata né mai fatta visitare da un pediatra. E soprattutto i genitori avevano nascosto a tutti la sieropositività della madre, senza fare nulla dopo il parto, avvenuto nel 2017, per scoprire se anche la bimba era stata contagiata, cosa poi verificata dai medici. Le accuse, e il quadro che ne viene fuori, sono gravissime a carico dei genitori di una bambina che adesso vive in provincia di Bologna, in una casa famiglia assieme alla madre e frequenta la scuola. I due non solo non si sarebbero mai preoccupati della condizione della piccola, oggi di nove anni, ma avrebbero anche continuato a opporsi ai medici, ostacolando l’assistenza e la somministrazione di farmaci. Per questo sono a processo a Bologna per maltrattamenti aggravati alla figlia, rimasta ricoverata per un anno, nel quale è stata ritenuta a rischio della vita. A dare l’allarme è stata una pediatra a cui la coppia decise di rivolgersi solamente a luglio 2023, visto lo stato di salute della figlia. La dottoressa, sostituta della titolare che era stata scelta solamente alla fine del 2022 ma mai consultata, si accorse subito della gravità della situazione. Disse ai genitori che sarebbe servito un ricovero urgente, ma i due avrebbero minimizzato, dicendosi contrari. La dottoressa li minacciò di chiamare i carabinieri se la picola non fosse stata ricoverata, cosa che fece comunque poco dopo. Ricoverata per mesi tra il Meyer di Firenze e l’ospedale Maggiore di Bologna, le venne riscontrata l’infezione da virus Hiv in stato avanzato, solo in un secondo momento però la coppia ammise la patologia della madre, e di aver fatto nascere la figlia fuori da strutture sanitarie, per evitare controlli e obblighi vaccinali. Secondo le stime dei medici, aver trascurato la possibile contrazione dell’Hiv, ha procurato un ritardo diagnostico e terapeutico quantificabile in più di cinque anni, con un peggioramento rilevante in termini di prognosi. La Procura avviò il procedimento penale per maltrattamenti aggravati dall’aver provocato lesioni gravissime, l’accusa è sostenuta dal pm Nicola Scalabrini, e quello davanti al tribunale dei minorenni che nel settembre 2023 nominò una tutrice, ora costituita parte civile, per conto della bambina, assistita dall’avvocata Sabrina Di Giampietro. La capacità genitoriale dei genitori è al vaglio dei giudici minorili. I due sono difesi dall’avvocato Pasqualino Miraglia, la prossima udienza è prevista il 18 maggio.

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