Anche Bologna ha aderito al primo sciopero generale della cultura che ha coinvolto i lavoratori dei musei e delle biblioteche per chiedere condizioni di impiego più sicure e dignitose
BOLOGNA – «Scioperiamo per condizioni lavorative dignitose e perché la logica del profitto non può prevalere a ogni costo. La cultura non deve essere una scatola vuota utile alla propaganda, ma deve tornare ad essere un servizio e uno strumento di crescita sociale». Con queste parole i lavoratori del comparto culturale cittadino, impiegati dipendenti e in appalto di biblioteche, musei e teatri sono dati appuntamento davanti all’Arena del Sole per il primo sciopero generale della cultura dal 1979, organizzato dai sindacati e dalle associazioni di categoria. I lavoratori chiedono un intervento più deciso per far fronte al progressivo definanziamento del comparto, lamentando la diffusione di contratti precari e sottopagati e il ricorso a forme di lavoro autonomo prive di tutele adeguate. Stimolando il dibattito anche sulle norme di legge del 2015 che limitano il diritto di sciopero nei beni culturali, considerati servizi essenziali che non è possibile interrompere.