Eseguite oltre 70 perquisizioni: l’accusa è di associazione a delinquere per riciclaggio e fatture false
BOLOGNA – Alle prime luci dell’alba, è scattata l’operazione On Air della Direzione Investigativa Antimafia, che congiuntamente a Guardia di Finanza e Carabinieri, sono impegnati nell’esecuzione di oltre 70 perquisizioni, diversi provvedimenti personali e sequestri di aziende assieme a titoli e valori del valore di milioni di euro.
L’attività, coordinata dalla Procura della Repubblica, Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, nata da una segnalazione per operazioni sospette su un presunto giro di riciclaggio della Direzione nazionale antimafia a antiterrorismo, è stata condotta dalla DIA con attività tecniche d’intercettazione telefonica ed ambientale nonché accertamenti bancari e pedinamenti.
Il blitz ha riguardato le province di Modena e Bologna, le persone indagate sono accusate di associazione a delinquere, riciclaggio e fatture false.
Grazie a nove società nate con questo scopo, emettevano fatture false utilizzate da altre aziende operanti nel settore edile per evadere le tasse. Poi i cosiddetti “cavalli”, prelevano al bancomat le somme in contanti versate dalle aziende, a cui venivano restituite al 90%. Il 10% era il compenso trattenuto per il servizio.
La Direzione investigativa antimafia, col supporto dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, ha eseguito 10 misure cautelari emesse dal gip Claudio Paris, nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti parte di un’associazione a delinquere che si occupava di tenere in piedi il giro di fatture false. Quattro sono agli arresti domiciliari, 5 hanno ricevuto obblighi di dimora e uno è stato sospeso dal pubblico servizio. Utilizzava la sua posizione, secondo le accuse, per fornire supporto tecnico finanziario.
In tutto sono 27 gli indagati dell’indagine coordinata dalla Dda e dal pm Roberto Ceroni, uno è un commercialista bolognese. E proprio tra la provincia di Bologna , soprattutto San Giovanni in Persiceto, e Modena, oltre a Roma, Napoli e Caserta, si è concentrata l’inchiesta, che riguarda fatti contestati ai tempi del Covid.
Secondo le ricostruzioni sono state emesse fatture false per 10 milioni di euro, sequestri per 2 che erano nella disponibilità di 25 indagati. Tra i quali non rientrano per ora i rappresentanti delle aziende legali, realmente attive su Bologna e Modena, le cui posizioni sono ora al vaglio delle Fiamme Gialle: da ricostruire c’è infatti l’effettivo utilizzo delle fatture, totalmente o in parte false, all’interno delle dichiarazioni dei redditi. Si tratta di 27 aziende, medio piccole, del settore edilizio.
Lo spunto investigativo è partito dall’attenzione nei confronti di soggetti legati alla criminalità organizzata, che però non fanno parte dell’indagine, né l’aggravante mafiosa viene riconosciuta all’associazione, i cui componenti a vario titolo dovranno rispondere di riciclaggio, intestazione fittizia, emissione di fatture false. Tra di loro alcuni hanno precedenti altri sono incensurati, come quello che è ritenuto il capo, un 59enne bolognese, uscito indenne in passato da altre inchieste. A lui erano riconducibili direttamente 4 aziende cartiere delle 9 totali, 5 sequestrate le altre già in liquidazione. I cavalli invece arrotondavano i loro compensi legali con una ricompensa intorno ai 150 euro giornalieri.
L’inchiesta prende il nome “On air” come uno degli indagati intercettati utilizza proprio questo termine radiofonico per dire che il momento è giusto per emettere fattura e pagarla. Il capo gestiva la contabilità, impartiva gli ordini sui prelievi e le emissioni di fatture. Un’attività che sarebbe proseguita anche dopo il covid, da qui l’esigenza delle misure cautelari e dei sequestri.