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Per l’associazione Luca Coscioni le persone non sono nemmeno a conoscenze dei loro diritti sul suicidio assistito

BOLOGNA – Più di ottomila firme sul territorio per la proposta di legge ad iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni, spiega Marco Cappato, dunque una tematica sentitissima. Lo scorso anno era stata portata in Assemblea e rimandata in Commissione dopodiché è scaduto il mandato con le dimissioni di Stefano Bonaccini e bisogna ora ricominciare da capo.

Al momento in Regione è una determina che standardizza le risposte delle Aziende USL ma se la maggioranza dovesse poi cambiare, un semplice Assessore potrebbe rimuoverla. Finora le Aziende sanitarie emiliano romagnole hanno ricevuto tre richieste di suicidio assistito, che hanno ottenuto parere positivo completando tutto l’iter e soltanto uno di questi casi è stato esitato, quindi una sola persona in teoria avrebbe ottenuto la morte volontaria. Questo farebbe salire a sette i casi di suicidio medicalmente assistito a livello nazionale, sottolinena Cappato.

690 le richieste del nostro territorio arrivate all’Associazione, tra le quali ben 45 persone hanno chiesto informazioni per ottenere l’aiuto al suicidio medicalmente assistito.

A livello regionale manca, infatti, la conoscenza di questa determina perché la Regione non ha mai fatto una campagna informativa in merito e l’approvazione di una legge che ne definisca non la legalità bensì procedure e tempistiche permetterebbe di diffondere una maggiore consapevolezza.

L’Associazione ha chiesto al Presidente Michele De Pascale e all’Assessore alla Sanità Massimo Fabi di prendere posizione alla Conferenza Stato-Regioni per poter agire a livello regionale con la promozione di atti in assenza di qualsiasi regolamentazione a livello nazionale.

Al Consiglio regionale, a tutte e tutti i Consiglieri regionali, Cappato e l’Associazione chiedono di assumersi la responsabilità di una decisione. Una legge significa un diritto attivabile da ciascun cittadino.

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