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Il nodo del contendere i plessi scolastici da accorpare e i dirigenti da “tagliare”, per il governatore una scelta politica sbagliata

BOLOGNA – Toscana, Umbria, Sardegna ed Emilia-Romagna: quattro regioni di centrosinistra accomunate dalla stessa scelta e, di conseguenza, dallo stesso trattamento da parte del Ministero dell’Istruzione. Che le ha commissariate dopo il rifiuto di tagliare una manciata di prèsidi – o dirigenti scolastici – ciascuna. Una situazione che il presidente della Regione, Michele De Pascale, definisce non soltanto deprecabile, perché ulteriormente afflittiva di una scuola pubblica già a corto di risorse, ma anche sbagliata, perché l’Emilia-Romagna da quando si è dotata degli istituti comprensivi è ben al di sotto della “quota prèsidi” totale che le spetta.

Per capire il perché del commissariamento occorre distinguere il numero totale dei dirigenti, inferiore come detto alla quota per studenti, da singole situazioni in cui l’Emilia-Romagna – e così le altre regioni di centrosinistra – si sono rifiutate di affidare a un dirigente più plessi per via di una manciata di studenti mancanti al calcolo totale. La Regione ha provato a mediare col Ministero, ma senza successo.

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