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Intanto, Jelenic interrogato in carcere si avvale della facoltà di non rispondere. Trovato il suo Dna sul coltello. E il piazzale sarà dedicato ad “Ambro”

BOLOGNA – Un mese fa esatto Alessandro Ambrosio veniva ucciso con una coltellata alla schiena lungo il percorso che separa il piazzale ovest della stazione Centrale di Bologna dal parcheggio riservato ai dipendenti di Trenitalia. Trenta giorni dopo Marin Jelenic, il 36enne croato accusato di quell’omicidio che ha scosso Bologna e fermato a Desenzano del Garda dopo una fuga di circa 24 ore, è stato interrogato in carcere, la speranza era di capire il perchè di quel gesto ma il croato si è avvalso della facoltà di non rispondere, si è solo lamentato della condizione di vita dietro le sbarre. Le indagini però hanno persmesso di ritrovare l’arma del delitto, il coltello con il sangue della vittima e il Dna dell’accusato.

“Non sappiano ancora nulla, l’impressione è che stiamo entrando nel dimenticatoio, siamo da soli con tante, troppe domande”, dicono intanto i genitori del capotreno di 34 anni, parlando per la prima volta di rabbia e chiedendo che proprio il piazzale Ovest venga intitolato a loro figlio. Risponde a stretto giro il sindaco Lepore: “Vorrei rinnovargli la vicinanza mia e della comunità bolognese; abbiamo avuto modo di sentirci in questo periodo e posso solo immaginare il dolore che stanno affrontando. Credo sia doveroso accogliere la proposta di intitolare ad Alessandro il piazzale Ovest della Stazione, come Comune siamo disponibili a farlo e ci attiveremo anche con Grandi Stazioni, la società del gruppo FS che gestisce la stazione, per procedere in questa direzione”.

I cittadini della zona continuano invece a chiedere più sicurezza, lo hanno fatto direttamente al sindaco Lepore e all’assesora Madrid nel corso di un incontro in via dello Scalo. E al loro fianco ci sono anche i sindati dei trasporti

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