Le crescite nominali di redditi e retribuzioni, pur presenti, sempre più difficilmente si traducono in un miglioramento delle condizioni di vita: il rapporto Ires
BOLOGNA – Anche l’Emilia Romagna risente di una crisi ormai strutturale, le disuguaglianze sono meno ampie che nel resto d’Italia, ma anche nella nostra regione cresce il rischio di povertà. Una regione che si colloca sopra la media nazionale, ma che continua a fare i conti con elementi di criticità strutturali legati a lavoro e salario. Così Ires fotografa l’Emilia Romagna presentando il suo rapporto su redditi, retribuzioni, povertà e consumi. E il segretario regionale della Cgil parte da due dati
La crisi è strutturale e il territorio ne risente. Le crescite nominali di redditti e retrubizioni, pur presenti, sempre più difficilmente si traducono in un effettivo miglioramento delle condizioni di vita, dice l’Istituto ricerche economiche e sociali della Cgil. Al centro del problema c’è quindi tenuta dei redditi fissi e il potere d’acquisto di salari e pensioni, sceso in Emilia-Romagna, nel triennio 2022/2024, dell’8 per cento