Si tratterebbe di persone che non hanno usato un nickname rendendosi riconoscibili: non tutti però sono bolognesi
BOLOGNA – Ci sono almeno 20 persone indagate per le minacce social arrivate a Lepore dopo i disordini in piaazza Roosevelt, quando una frangia estremista ha approfittato della manifestazione in piazza – voluta per stringersi alla figlia di Fakir, il 42enne morto durante una operazione di polizia – ha dato vita a una guerriglia. Si tratterebbe di persone che hanno usato profili veri per scrivere frasi come “Ti vogliamo come fakir” sotto i post del sindaco, arrivando anche sostenere di conoscere il suo indirizzo di casa. La maggior parte degli indagati per minacce aggravate abitano a Bologna e provincia, ma ci sono anche persone che nessun legame hanno con il territorio. Non sarebbero comunque soggetti conosciuti o con precedenti.