Una leggendaria gara di ritorno con la Roma consegna alla squadra di Italiano la sfida con l’Aston Villa in Europa League. I rossoblù in vantaggio 3-1 dopo meno di un’ora, si fanno portare al supplementare, poi al 111esimo minuto Cambiaghi trova il colpo del 4-3 per l’estasi rossoblù
Tra la grande bellezza rossoblù, durata oltre un’ora, e l’improvvisa virata al To rome with love giallorosso, proprio pochi istanti prima che scorressero i titoli di coda, cioè i calci di rigore, è spuntato uno di quei colpi leggendari, da tramandare nei racconti di padre in figlio, una carezza liftata, un tocco di sponda che squarcia la nebbia fumosa di una sala da biliardo: anche Io, Chiara e lo Scuro è stato girato a Cinecittà. Buca nell’angolo opposto, la vita che gira di nuovo al suono della palla che finisce dentro. Che poi Nicolò Cambiaghi viene da Monza, di mestiere fa l’ala, ma nella notte in cui il Bologna cerca di esaudire forse l’ultimo sogno della sua stagione, e magari di tutto un ciclo, può tranquillamente somigliare al Paul Newman della Stangata per il gelido fascino del sinistro che s’appoggia al palo, prima di far esplodere in senso opposto il cuore dei rispettivi popoli. Pazienza se per la citazione finale bisogna uscire dall’urbe, da quell’Olimpico dove meno di un anno fa s’alzava la Coppa Italia e stavolta si issa la bandiera dei quarti di finale di Europa League. Non è un trofeo, ma certe gioie è inutile metterle sulla bilancia. Impresa, miracolo, paradosso, va bene qualunque definizione per una squadra che domina la Roma per oltre un’ora. Con gli scatenati Rowe, Bernardeschi e Castro vola sul 3-1, archiviando il momentaneo pari su azione di calcio d’angolo di Ndicka come un incidente di percorso, tale è la sicurezza di Lucumi in difesa, nelle poche volte che la perfetta cerniera di centrocampo perde il potere di far filtro. Dopo l’ingresso di Robino Vaz, che si procura il rigore per il 2-3 di Malen, il resto del tempo ci si chiede come Italiano abbia potuto togliere uno dopo l’altro i componenti del trio offensivo, tradire alle idi di marzo la meravigliosa idea costruita prima, anche sulla base di una condizione fisica all’apparenza molto più solida di quella romanista. Il pareggio di Pellegrini a dieci minuti dalla fine, su altra iniziativa di Vaz, suona come punizione logica e anche fatale. Tanto che t’aspetti il tracollo, e invece sono proprio quelli davanti, più freschi, a togliere, o a dar, l’ultimo lavoro ai cardiologi bolognesi e a premiare la scelta del tecnico. Dallinga rifinisce per Cambiaghi, arrivederci Roma e tra venti giorni sotto con l’Aston Villa nei quarti della vecchia Coppa Uefa. I giudizi di qualche settimana fa tutti da rivedere, le letterarie voci di spogliatoio spaccato cancellate dall’abbraccio sotto lo spicchio dei quasi 4mila, si sentono solo loro tra i 60mila di casa. Con gli inglesi sarà durissima, ma questa è ancora la dolce vita di Italiano e del suo Bologna.