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Uno Bianca, Fabio Savi chiede di uscire dal carcere. I giudici rigettano richiesta. Intanto proseguono le indagini. VIDEO

Il tribunale di sorveglianza di Milano ha nuovamente rigettato la richiesta di Fabio Savi che sta scontando l’ergastolo e richiedeva benefici per poter uscire dal carcere. Intanto continuano le indagini sui collegamenti con i servizi segreti e sul suicidio di Pietro Gugliotta

MILANO – Sperava di uscire dal carcere, usufruendo dei permessi che gli sono stati un’altra volta negati. Per i giudici non c’è segno di ravvedimento in fabio Savi, il “lungo” della banda della Uno Bianca, che rimarrà in carcere ma forse non a Bollate, penitenziario dal quale è già stato trasferito il fratello Roberto, dove per la Procura di Bologna i due si erano radicati. Non solo, per gli inquirenti le uscite televisive dei fratelli che hanno insanguinato con la loro banda il Bolognese  tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 non sarebbero casuali. E le parole di Roberto sul collegamento della banda con i servizi segreti, sono state lette come un possibile messaggio a qualcuno da parte del più anziano della banda. Collegamenti smentiti sempre in tv da Fabio, che pure nell’interrogatorio  davanti ai pm nel 94, una settimana dopo l’arresto, avrebbe confermato l’esistenza di un contatto dei servizi segreti a Bologna di cui gli avrebbe parlato il fratello, e di cui all’epoca non avrebbe ricordato il nome. Il contrario di quanto detto in televisione qualche settimana fa, per smentire il fratello Roberto. Gli avvocati dei famigliari delle vittime, Gamberini e Moser, hanno presentato un’istanza in Procura ricordando quel momento investigativo e parlando di un teste che si sarebbe fatto avanti e che confermerebbe un contatto dei servizi segreti, di stanza in via Lame. L’attività della Procura di Bologna, del procuratore capo Guido e dei pm Russo e De Feis andrà avanti, con nuovi interrogatori e testi da sentire. Nel frattempo via Garibaldi ha disposto gli esami irripetibili sui dispositivi elettronici, telefono e pc, sequestrati nella casa dove viveva Pietro Gugliotta in provincia di Pordenone. L’uomo, tra i componenti della banda, si è tolto la vita lo scorso gennaio, dopo che aveva riacquistato la libertà. La Procura indaga per omicidio.                 

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