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Aveva scontato14 anni di carcere. Durante i processi anche il suocero, vignolese, si tolse la vita. Non è dato sapere se l’atto estremo sia da collegare alla riapertura delle indagini

Pietro Gugliotta si è tolto la vita. L’ex assistente della polizia di Stato in servizio presso la centrale operativa della questura di Bologna fino all’arresto il 25 novembre 1994, si è impiccato lo scorso gennaio nella sua abitazione di Colle d’Arba (Pordenone), in Friuli. Il «gregario» della banda della Uno Bianca, condannato per le rapine e per un ruolo logistico fornito ai Savi e ad Occhipinti, era uscito dal carcere della Dozza il 28 luglio 2008 dopo quattordici anni trascorsi in carcere. Sembra che non abbia lasciato nessun biglietto, nessuna lettera a spiegare se il motivo della scelta estrema vada ricercato nel suo passato macchiato di sangue, anche se non partecipò agli omicidi efferati commessi dalla banda, ma ne condivise almeno per un certo periodo gli obiettivi criminali, nonostante anche lui indossasse la divisa della polizia di Stato. Dopo l’arresto, Gugliotta confessò di aver partecipato solo a due rapine nel Riminese, ma la condanna a vent’anni di carcere (non scontati interamente per l’indulto e per la legge Gozzini) tenne conto comunque di una responsabilità morale con lunga scia di sangue che la banda si lasciò alle spalle con 24 morti e cento feriti. Dal borgo di poco più di 200 anime in cui si era ritirato e si era rifatto una vita, con una nuova moglie e i due figli di lei, la notizia non era trapelata fino a ora, nonostante il giorno del suo suicidio in casa sia arrivata la Scientifica. Gugliotta sapeva che c’era una nuova indagine sui crimini della Uno Bianca aperta dalla procura di Bologna e aveva parlato della possibilità di essere chiamato dai magistrati per essere sentito ma nessuna convocazione formale era arrivata nè a lui nè al suo avvocato. «Non avrei mai creduto di avere questa possibilità» ripeteva spesso alla nuova famiglia, dopo che la prima moglie e le due figlie lo avevano allontanato subito dopo l’arresto, anche se di recente i rapporti sembra si stessero appianando. E proprio per questo il suo gesto sembra ancora incomprensibile a chi gli era vicino. Sessantacinque anni nel 2026, Gugliotta era in pensione da un anno, dopo aver lavorato per una cooperativa friulana che si occupa del reinserimento sociale degli ex detenuti. Prima di lui, anche il suocero, padre della ex moglie originaria di Vignola nel Modenese, si era tolto la vita allo stesso modo durante i processi. Per una sequenza inquietante di eventi, apparentemente slegati tra loro, proprio dopo alcuni mesi dal suicidio di Gugliotta, il capo della banda Roberto Savi ha deciso di parlare dopo 32 anni di silenzio nell’intervista a Belve Crime andata in onda martedì sera su Rai Due e di evocare un presunto appoggio di personaggi dei Servizi mai confessato e di cui la banda invece avrebbe goduto.

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