Lo «Ius cibi», ossia il riconoscimento del diritto alla sana alimentazione, entra nello Statuto comunale di Bologna e della Città Metropolitana. Gli enti bolognesi ufficializzano così l’impegno a «un’alimentazione quantitativamente e qualitativamente adeguata, sicura e culturalmente appropriata, come diritto fondamentale, permanente e senza restrizioni»
BOLOGNA – C’è “un’emergenza nazionale”, con un quarto della popolazione a rischio povertà e i timori crescenti e lo dicono le statistiche di una alimentazione meno sana e sicura. Bologna prova ad affrontarla partendo dallo “ius cibi”, introdotto sia nello statuto del Comune capoluogo che in quello della Città metropolitana. L’idea di base è diffondere gli strumenti e le idee per migliorare qualità del cibo e salute della popolazione a partire dalle mense scolastiche (circa 20.000 pasti serviti al giorno) e da quelle sociali. Bologna, insomma, non è solo la ‘città dei taglieri’ troppe volte ridotta a quell’immagine. Per il sindaco Matteo Lepore che ha aperto l’incontro, si fa anzi una “narrazione distorta degli elementi del cibo come identità di Bologna”