Dopo l’indagine sui colossi Glovo e Delivery con l’accusa di caporalato, l’università di Bologna prova a proporre una consegna a domicilio etica, di vicinato e slegata dalle multinazionali e ha avviato un progetto sulle preferenze degli utenti
BOLOGNA – L’alternativa ai problemi e alle criticità delle consegne a domicilio esiste ed è stata rintracciata dall’Università di Bologna nelle piattaforme locali. Il progetto Bumolds, guidato dal dipartimento di scienze aziendali dell’Alma Mater ha intervistato quasi duemila consumatori italiani e il 41per cento di loro afferma di utilizzare abitualmente i servizi di food delivery che oggi sono sempre più spesso gestiti anche da realtà locali. L’obiettivo della ricerca è proprio questo: promuovere un prototipo di servizio che si svincoli dal monopolio delle grandi aziende internazionali traducendo i valori di prossimità ed equità in modelli economicamente resilienti, con il supporto di politiche pubbliche adeguate e da un’evoluzione delle preferenze dei consumatori.