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Virtus in confusione, la Stella Rossa domina

Bianconeri mai in partita, monologo dei serbi che vincono 88-52 e si avvicinano ai playoff. Dalla Segafredo, alla nona sconfitta europea consecutiva, la quinta tra coppa e campionato, nemmeno un segnale

Nessun segnale, nessuna possibilità, nessuno scampo. La Virtus vola a Berlino, dove dovrà vincere per evitare il rischio dell’ultimo posto, portandosi dietro da Belgrado l’atteso ko tecnico già al gong iniziale. Pronti via e -10, già -20 dopo appena 11’, affondati completamente a -33 dopo 24’, quindi il -38 sul finale come massimo svantaggio. Una contabilità frustrante in alcuni momenti, malinconica in altri, che racconta una differenza troppo ampia per dire che sia stato più di un allenamento. Semplicemente oggi la Virtus non c’è, schiacciata dal peso del suo caos, incapace di reagire alle sollecitazioni dei tifosi arrabbiati e del tutto impoverita da altre scelte discutibili dentro e fuori il campo. Tucker e Grazulis, fuori dal gruppo e in attesa di sistemazione, non hanno dato nulla o quasi dall’inizio dell’anno, almeno però avrebbero avuto minuti per un po’ di energia in più e falli da spendere. Visconti li ha preceduti salutando tutti, da Holiday a Zizic, solo 2′ per essere bocciato da Ivanovic, troppi non riescono oggi a stare sul parquet come servirebbe per essere competitivi davvero. E perfino il gioiellino Accorsi, pubblicizzata la sua gita al seguito, non è stato ancora tesserato. Se poi anche il coach si mette a confondere le poche e già confuse idee, con quintetti che hanno Holiday e Clyburn coppia di lunghi, oppure chiamando un challenge sul -35, dalla tragedia sportiva alla farsa il confine è breve. I numeri sono altrettanto impietosi: 2/22 da tre e solo 2 assist in più delle 14 palle perse. Inutile però stare a spaccare il capello tecnico e tattico, la Stella Rossa, ora quinta, gioca uno sport a cui questa Virtus non può nemmeno avvicinarsi. Petrusev e Davidovac dominano la scena dentro l’area, Miller-McIntyre e Canaan pure. Mentre d qua Shengelia e Clyburn ci provano per dovere d’ufficio, essere gli unici due in doppia cifra li porta appena mezzo gradino sopra al resto di niente. Dall’altra parte Teodosic infila la tripla che lo porta a essere il quinto miglior realizzatore di sempre dall’arco nella storia dell’Eurolega, chiedendosi forse anche lui come la sua Virtus sia arrivata a questo punto. Quanta nostalgia Milos.

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